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Théodore Gèricault: La zattera della vita. L’abisso della mente

Parigi, 1810. Una relazione proibita, un figlio da nascondere a ogni costo.
Centocinquanta uomini abbandonati su una zattera, tra fame, violenza e cannibalismo, un’opera immensa e scandalosa: La zattera della Medusa.
Ossessioni, depressione, cadute da cavallo, visioni di follia.
Una storia avvincente che è anche parabola di vita.


 

Periferia di Parigi, Maggio 1810. Château du Grand-Chesnay.
Alexandrine de Saint-Martin, una ricca nobildonna, seduce il proprio nipote, il giovane pittore
Théodore Gericault. Da quella relazione indecente, nascerà un figlio Georges Hippolyte. Per
soffocare lo scandalo i due amanti diabolici si ingegnano per attribuire la paternità al marito di lei.
Settembre 1816. Un articolo apparso su un giornale di Parigi scuote la Francia. Théodore apprende che dopo il naufragio della nave governativa Meduse, una parte consistente dei naufraghi sono stati abbandonati alla deriva su una zattera improvvisata senza cibo né acqua. Sono in 150 alla partenza e
ne sopravvivono solamente quindici, dopo episodi di violenze, sopraffazioni e cannibalismo. Il
giovane pittore è così impressionato da quel resoconto, che decide di farne un quadro da esporre al Louvre. Lo immagina gigantesco nelle dimensioni, rivoluzionario e scandaloso, mostrerà la vita e la morte, l’eroismo e la sopraffazione, l’abisso dell’animo umano e il desiderio di sopravvivenza che
porta a cibarsi perfino di carne umana. Da lì in poi quel quadro condizionerà la sua vita amplificando l’ossessione per le donne e i cavalli, il suo stato di uomo fragile che vive
perennemente sospeso tra abulia, depressione ed esaltazione. Per sfuggire ai suoi pensieri suicidi, si rinchiude volontariamente in un ospedale psichiatrico dove dipinge dieci volti dei malati di mente.
Sono tra i ritratti più belli che siano mai stati realizzati.
Gennaio 1824. Completamente paralizzato alle gambe a causa dell’ennesima caduta da cavallo e
dopo una lunga agonia, Théodore muore solo e dimenticato all’età di appena trentatré anni. Ha due
soli desideri: che il piccolo Georges Hippolyte nato dalla relazione con la zia Alexandrine de Saint-Martin sia riconosciuto come suo figlio naturale e che il quadro raffigurante La zattera della Meduse sia esposto per sempre al museo del Louvre. Sarà esaudito?