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Le figlie di Galileo
"Perché suo padre non aveva anche lei e Virginia come figlie legittime?
Perché Vincenzio avrebbe vissuto nell'agio mentre loro avrebbero trascorso il resto della loro vita chiuse in un monastero proprio com'era toccato in sorte alla povera suor Diamante?
Perché il fratellino era libero di correre e giocare mentre loro due dovevano pensare solamente a pregare e meditare?
più si lambiccava il cervello e più provava uno strano disagio fisico".
Padova anno 1606.
Una cartella rossa stretta tra le mani vampeggia sull’abito di velluto nero di Galileo. Dentro quella cartella c'è l’ennesimo disegno che ha fatto al volto di sua figlia Livia, la secondogenita nata dalla relazione con Marina Gamba che tutti chiamano la concubina. Cerca somiglianze, è tormentato dal dubbio che non sia sua figlia.
Firenze, monastero delle Clarisse di san Matteo anno 1614.
Virginia e Livia, le sue due figlie, stanno per essere rinchiuse giovanissime nel convento di clausura. Hanno solamente quattordici e tredici anni ed è Galileo in persona a condurle fin là. Il padre padrone decide che la loro clausura sia la soluzione più facile per liberarlo dalle preoccupazioni di crescerle e maritarle.
Arcetri anno 1616. Virginia Galilei a soli sedici anni pronuncia i voti col nome di suor Celeste, celeste come il cielo che scruta suo padre. L’anno successivo, nell’ottobre del 1617 la stessa sorte tocca a Livia che prende il nome di suor Arcangela. Suor Celeste e suor Arcangela. Due caratteri opposti, dolce e arrendevole la prima, scostante e ribelle la seconda.
Livia non perdonerà mai quel padre padrone per averla rinchiusa in convento. Spirito indisciplinato, rifiuta tutte le regole del tempo in un perenne conflitto di amore e odio nei confronti del padre e di gelosia e competizione verso la sorella maggiore, specchio di tutte le virtù.
Livia l’introversa, la taciturna, la gelosa, la ribelle: riuscirà mai a ricomporre il suo rapporto con il padre e la sorella?